sabato 30 agosto 2008

Recensire

Recensire è un bel dire. Intanto in italiano significa, tra l'altro, scrivere una recensione, cioè una sorta di "valutazione" di qualcosa. Ora, il senso stesso di "valutare" sta nel nome che sostanzia il verbo "recensire", e cioè in censo che, sempre presso i latini, stava ad indicare il complesso dei cittadini e dei loro patrimoni, questi ultimi dichiarati (radice *kens- = dichiarare) per determinare=valutare il tributo imposto. La radice *kens-, forse, arriva dal sanscrito çamsati, che è il senso del recitare elencando, magari versi.
Nell'antica Roma, il censore "era anche ciascuno dei due magistrati incaricati di compiere i censimenti, di sorvegliare i costumi dei cittadini e di amministrare i beni dello stato" (De Mauro - Paravia). C'è un sensibile legame tra il dichiarare e, nell'atto di farlo, il valutare, l'affiancare all'elenco la misura, di derivazione oggettiva o soggettiva. Soggettiva, per esempio, nella censura che definisce un'opera (o una intenzione...) "diabolica", una pratica "inadeguata", un film "propaganda". La censura è un brutto aspetto del recensire: è selezionare-valutare una cosa per toglier(se)la di mezzo.
La censura è Recensione dotata di forbici.
Preferisco nettamente il recensire senza forbici, anche quello netto o severo, si intende, ma pur sempre aperto ad ulteriore recensione, non foss'altro perché non si sono recisi né il recensito, né la recensione :-)

Detto ciò, visto che un poco di autopromozione non fa male, lascio a seguire qualche mia soggettiva-personale-criticabile-affondabile e via dicendo "recensione", gentilmente ospitate sul sito Cinemalia, di alcuni film che hanno destato il mio interesse.
Vero, sono un pigrone e ho tante recensioni di altri film ancora nel cassetto, così come di molti libri: mi riprometto di 'recitare elencando a me stesso' le cose che non sto facendo e... , chissà, magari re-censirò almeno quelle!

Ci si vede!

P.S. Al 04/10/2010 gran parte dei link sopra sono morti... potete trovare un aggancio alle recensioni a questo link
 

martedì 26 agosto 2008

domenica 24 agosto 2008

Bucare (attraverso) il video. L’azione inter(net)mediata.

Un paio di anni fa mi imbattei, credo grazie ad un articolo di Repubblica, su un tipo particolare di ‘attività venatoria’, reale, ma mediata da un sito, reale pure quello.
A fine del post trovate un aggiornamento (non esaustivo, ma potete seguire da voi le tracce…siamo in internet :-) su come la questione è andata a finire (o procede in modi diversi). Ecco invece che cosa notai e scrissi allora…

Real Time, On Line, Hunting and Shooting Experience

LIVE-SHOT is a new concept. You can challenge yourself and compare your skills to other members with our on-line target shooting. We have developed a system where you can control a pan/tilt/zoom camera and a firearm to shoot at real targets in real time.
(estratto dal sito:
www.Live-Shot.com, ora off)



Internet è da sempre stata collegata all’idea di connessione tra persone, indipendentemente dalla rispettiva localizzazione geografica. In quanto medium, essa ha fatto da ponte per superare le distanze tra gli utenti, garantendo la possibilità di un’esistenza attraverso la rete. L’idea di ponte per attraversare e collegare sponde diverse, con relativa possibilità di trasferire da una sponda all’altra fardelli digitali, è realizzata secondo modalità diverse nei sistemi di chatting, videoconferenza, comunità virtuali, blog con relativi feedback, videogiochi on line e via dicendo.
In tutti questi casi persone reali comunicano tra di loro, creando una sorta di superficie di trasmissione della conoscenza che si affianca a quella quotidiana dei contatti reali, cioè tipici dei luoghi reali: la casa, le strade, i bar, gli uffici, le stazioni, in altre parole: il mondo abitato.
Su questa superficie di trasmissione che è reale, almeno fintantoché la comunicazione si pone on-line, cioè è attiva, alimentata da una rete energetica e sostenuta da un protocollo di trasmissione dei dati, si possono formare aggregati altrettanto reali: gruppi di interesse, spazi di incontro condivisi temporalmente, luoghi per lo scambio di materiali digitali. Si possono inoltre sperimentare identità nuove, dissimulando chi si è nella vita di tutti i giorni e simulando chi si vuole essere, giocare ruoli che altrimenti non si potrebbero giocare e così via, il tutto in gran parte in una dimensione che è stata, specie all’inizio, connotata come realtà virtuale.
Che poi, tanto virtuale non è, visto che c’è un medium reale che la fa esistere, degli esseri reali che vi interagiscono secondo certe regole, delle conseguenze reali, a livello comportamentale e cognitivo, che si possono constatare.
Rimane tuttavia il fatto che questo mondo virtuale, agli inizi, ha offerto solo alcuni tipi di intervento sul mondo reale. Erano interventi poco im-mediati, perché il medium era pesante, lento, limitato nelle sue forme di trasmissione. Come conseguenza, l’interazione era decisamente “telefonica”, cioè correva su un filo, ed era sostanzialmente l’agente reale che usava la tecnologia ad essere l’interfaccia, reale, di tutto il sistema. Per il resto il sistema era fondamentalmente chiuso, per quanto vasto ed in espansione.
Ora (nda: 2005), invece, i termini on-line, real-time, ecc. sono diventati più ricchi. L’azione sul mondo non è solo più prevalentemente dialogica con altre persone, o informativa: ora il medium davvero tenta di scomparire, per consentire un’estensione quasi meccanica e quanto più diretta possibile dell’azione individuale sulla realtà. Si può acquistare in rete, vendere in rete, vedere panorami in presa diretta e scegliere l’angolazione dell’oggetto che ci offre la visione. Si può addirittura, come si evince dall’estratto riportato sopra, sparare con proiettili veri in una località vera su obiettivi veri, viventi o meno. Il mouse permette di entrare, letteralmente, in un’azione sul mondo, che pare immediata, non mediata, quindi densa di valore simbolico: posso essere cacciatore, ne ho lo status effettivo, anche rimanendo a casa. Attenzione! Anche prima potevo essere cacciatore da casa attraverso dei programmi di simulazione del mondo esterno graficamente sempre più coinvolgenti. Anche prima potevo intervenire su oggetti in movimento del tutto verosimili. Ma appunto qui sta il discorso: vero-simili, non veri. La distinzione è davvero, in questo caso, un salto ontologico.
Che cosa comporta questa evoluzione forsennatamente spinta verso un medium che possa garantire manovre così ampie sulla realtà, delocalizzate forse, ma che si attuano in un luogo ben preciso, in grado di garantire status e di generare differenza tra chi interagisce nello spazio virtuale e chi, attraverso questo stesso spazio, spazia su quello reale?
Prima che sulle conseguenze è opportuno ragionare sulle motivazioni. Che sono umane e che andrebbero lette da un punto di vista zoologico ed antropologico. Zoologico, perché occorre un’analisi dell’animale uomo e delle sue necessità in quanto animale. Antropologico, perché occorre un’analisi delle forme di interazione complesse che l’animale uomo ha adoperato dopo aver occupato così pervasivamente il pianeta.
Come osserva
Desmond Morris, ogni classe, ogni gruppo, ogni frammentazione serve a ricuperare una dimensione tribale che permetta di individuare posizioni reali chiare tra esseri reali identificabili. Necessità molto sentita dall’uomo, tanto più da quando si è trasferito in habitat non propri, e necessità “risolta” grazie alla innata creatività dell’Homo Sapiens Sapiens. Così, probabilmente, abitare in modo nuovo ogni nuovo mondo è una deriva delle spinte al successo che l’animale umano si porta dentro. Acquisire qualità che derivano da conseguenze reali senza l’esistenza reale di quelle qualità è per l’uomo una pacchia (esempio: acquisisco la qualità di ‘hunter’, cacciatore, senza dovermi addestrare e farmi il mazzo nel mondo ‘reale’ per diventare cacciatore. Tanto, per quel che ne vale, nel mondo inter(net)mediato lo risulto comunque…). L’uomo può fondare nuovi sottogruppi che liberano nuovi spazi per poter affermare sé e la propria posizione.
Conseguenze: sempre più alla ricerca del dominio sul mondo usando un altro mondo, quello mediato, in un altro modo, quello immediato. È terreno per il conflitto. E per la discussione.

Ora ecco l’aggiornamento promesso. La questione del cacciare tramite internet (che lo stesso fondatore del sito, il texano cacciatore e imprenditore John Lockwood, individuava quasi come una missione umanitaria, in quanto, sosteneva, rendeva possibili anche ad un disabile sport che gli erano negati… - non entro qui nel discorso se la caccia sia uno sport, perché ci manda direttamente off-topic) viene dibattuta in diversi Stati, per lo più Americani, e risolta in senso di divieto nella maggior parte.

Per chi fosse interessato a seguire la questione, propongo alcuni link da cui partire:
- Blogcritics.org (21/08/2005) dove un certo blogger (DrPat) imposta il problema;
-
Human Society of U.S. (30/04/2008) dove The Human Society of The U.S., in un breve articolo, nelle sezioni Facts e Timeline, offre una sintesi delle attività svolte ed in corso in merito alle forme di caccia inter(net)mediate

Nota disambigua: Live-Shot è anche un omonimo (ed innocente!) show televisivo amaricano…non lasciamoci distrarre ;-)

A presto!

sabato 23 agosto 2008

David Shea, Zen Garden et alias

A proposito di Template, doverosamente richiamo anche in questo luogo il sito Zen Garden (Italia), voluto dal Web Designer canadese David Shea, che mostra la potenza e versalità di una tecnologia nota come CSS (Cascading Style Sheet) nel generare i template più diversi e... accattivanti.

La pasta scuoce, vi risaluto!

Tempo e Template

Vale per tutto, ma il tempo è risorsa preziosa ancor più quando si parla di blog.
Credo che sia un problema di mancato adattamento. Adattamento della specie umana al blog, intendo. O forse, piuttosto, agli strati che soggiaciono ad un blog, che non sono poi così trasparenti come vogliamo credere.
Sì, perché in un
blog, il tempo non è solo quello del post, cioè il tempo impiegato per scrivervi qualcosa ogni tanto. Il tempo è soprattutto quello (anche se forse solo puntuale, che so, quando lo si crea, quando lo si termina, quando ne si ridefinisce il look, e così via) di decidere la presenza, intesa come 'vera apparenza' ;-) del blog.

Ecco allora che stasera ho dis(perso) abbastanza tempo per trovarmi una apparenza bella e pronta tra le tante che ti offrono in rete: cioè, un
template.

Il template ti consente di impaginare e controllare graficamente quanto sta sul tuo blog ma, si sa, la tentazione di adattamento e modificazione, che è parte del processo di personalizzazione o, inglesando, customizzazione, è impressionante. E non si è mai contenti. O, almeno, io non sono quasi mai contento di come si sta presentando qualcosa che sto facendo e la tendenza al mutamento è continua.

Ecco allora che:

  • o cerchi in rete, tra videate di micro snap-shot, quella che meglio approssima la sagoma mentale che hai per il tuo blog o,
  • provi a modellarne una tu, partendo da ciò che vedi, da qualche consiglio che leggi, da amici che interpelli, o da qualche Manuale che nel proprio Assoluto Sapere avrà anche la Via per te.

Insomma, l'esigenza e la voglia di presentare le cose sul web in un certo modo è sempre più pressante ma, e concludo (tanto a questo punto ho violato almeno la metà delle regole che si addicono ad un ben et bel web writing), mi sembra che non sia ancora disponibile quella naturalezza dell'impa(o)stare sul web come con una penna sulla carta, con la plastilina tra le dita o con il cucchiaio per il sugo nell'intingolo profumato.

Umm... la cena mi chiama... ciao!

giovedì 21 agosto 2008

Saluto

E' piuttosto semplice.
Il primo dia-logo con chiunque, tra cui pure la propria mente, inizia con un saluto.

Dunque: ciao, a presto!