martedì 30 marzo 2010

RIFLESSIONI SULLA LOGICA DELL'ANTI-

Antiberlusconismo è un neologismo composito che è tra i più quotati degli ultimi anni, su giornali, siti internet, in radio, in televisione, e via dicendo. Come ogni 'logismo' nato nella culla dell'ANTI-, non ammette l'opposto, non lo concepisce, non lo vuole, cerca di negarlo, ma nella maniera più stupida possibile, cioé e-nunciandolo, e-mettendo-lo ed e-sprimendo-lo continuamente come parte di una opposizione uni o molti-polare che fa dell'ANTI-qualcosa/qualcuno il senso ed il significato dell'esistenza dell'opposizione stessa. Così facendo, la logica dell'ANTI- svuota di contenuto il significato di "essere ANTI-qualcosa/qualcuno", in quanto non op-pone all'ANTI- un 'pro-getto', cioé una proposta e una promessa da portare innanzi. Appare invece, chi lavora in questa logica, un soggetto che si guarda intorno e pro-pone, pone come prima ragione di esistenza, il (scelto) proprio op-posto, cioé quella cosa o quella persona che sta oltre l'ANTI- da cui tale soggetto vorrebbe distaccarsi. Peccato che, se tale (ipotetico, naturalmente) soggetto si distaccasse dall'opposto, senza un pro-getto, senza un qualcosa di "gettato innanzi", semplicemente cadrebbe nell'indistinto, nell'oblio: una sorta di morte per distacco.
Ora si sono fatte le elezioni regionali 2010. Andata come andata, non c'è nulla da dire: si tratta ora di osservare, presidiare, controllare l'ANTI- o l'altro (sinonimi? non credo...), che ha vinto, per gestire una opposizione che sia tale nel senso vero della parola: "opposta azione al fine di raddrizzare l'azione posta in essere".
C'é il rischio che tale azione sia di nuovo una azione non ALTER-nativa, ma ANTI-nativa, che muore sul nascere dell'ANTI-, o di nuovi ANTI-. I segnali ci sono: si sta già parlando e scrivendo su molteplici canali di ANTI-grillismo, in quanto è nata una nuova presenza politica/pragmatica che ha accolto il consenso di parte di coloro che, schierati inizialmente sul fronte dell'ANTI-, hanno probabilmente deciso di passare in parte al fronte dell'ALTRO, riconoscendo-lo ( e con un voto).
Non è una cosa cattiva, anche se può avere squilibrato intere regioni di Italia a favore dell'ANTI- di cui si narrava all'inizio. E' piuttosto un elemento utile per capire che riconoscere l'ALTER- come parte fondante anche dell'EGO politico, forse, in una società complessa, non sarebbe una strada poi così folle. Forse un percorso ALTER-nativo, che potrebbe, in sinergia, far nascere 'cose nuove', sicuramente non ANTI-tetiche alle fondamenta della democrazia. Magari soltanto, un poco, lentamente, con molta cura, INTE-grative dei modi con cui negli anni si è intesa la stessa.
Controlliamo attiva-mente, dia-loghiamo pacificamente, op-poniamoci decisa-mente, ma non lasciamoci più travolgere dall'ANTI-tesi di fare opposizione che è ALTER-a soprattutto a se stessa.
Pensieri di una serata stanca.