giovedì 20 maggio 2010

COMPLESSITA’

uomini e idee al confine tra ordine e caos

Meraviglioso ed avvincente! Un romanzo che è un saggio, un saggio che è un romanzo, che leggi tutto d’un fiato e che ti rivela il coordinato nascere di un Istituto di ricerca (Santa Fe Institute) fondato sul dialogo, sullo scambio di opinioni, sull’intuito condiviso in uno stesso luogo, ma che nasce e si consolida a partire dalle migliori menti del tempo, ognuna con una propria individuale e singolare passione che entrava, insieme alle altre, in un circolo virtuoso di conoscenza della conoscenza che definirei quasi mistico. L’autore, Morris Mitchell Waldrop, fisico teorico e grande giornalista e divulgatore scientifico, realizza un testo che ti fa vibrare durante tutta la lettura, ti scuote, ti emoziona, facendoti con-dividere le emozioni dei fisici, chimici, sociologi, antropologi, cibernetici, informatici e altre figure di spicco dell’intelligenza “all’orlo del caos”, che trovano il momento (sia temporale, sia energetico) di creare grandi esperienze di scienza e ricerca nel centro del più bel paesaggio messicano.
Il testo è meraviglioso perché concilia gli intrecci delle vite di diversi scienziati, colti nelle loro discussioni, nella loro ricerca accademica e non, nella vita di tutti i giorni in famiglia, senza mai perdere di vista il tempo e lo spirito dell’epoca, con i suoi vincoli in ogni disciplina del sapere, i grandi scienziati collocati su piedistalli verso cui una nuova classe di scienziati, forse più conformista, si volgeva in un’adorazione che rischiava la rottura del processo creativo. E qui l’idea di un Istituto che rompesse con tutte le divisioni accademiche e riunisse le migliori menti del mondo, al fine di studiare rami del sapere che erano in divenire, dunque non focalizzati, seppur percepiti, in nessun settore del sapere. Quindi una nuova storia, non facile, quella di definire l’ambito di ricerca dell’Istituto al fine, da un lato, di far convergere il meglio dell’intelligenza sui fenomeni emergenti interstiziali (provvisoria definizione iniziale), e dall’altro -compito non meno arduo!-, al fine di trovare dei finanziatori, delle persone che credessero nell’impresa.
L’entusiasmo del rinnovamento del dialogo come unico modo di sondare l’orlo, il limite delle conoscenze costituite, talvolta anche sovvertendole, è fatto proprio, via via, dagli scienziati che si mettono in con-tatto, che si appassionano all’idea e la con-dividono, la rafforzano, la de-finiscono, pur trovandosi, tutti assieme, nel terreno scivoloso dell’indefinibile.

La passione. Quella che, dal mio punto di vista e per la mia esperienza in Università, vedo che manca nei docenti universitari di oggi, la maggior parte dei quali ha abbandonato le grandi visioni, il senso dell’impresa e ha tradotto quest’ultimo termine nella formula oggettivata e reificata di “si tratta di diventare ordinario”. Ho conosciuto docenti, anche in gamba, del tipo che ho descritto; alcuni sono diventati ordinari, ma l’impresa non si è vista: vorrei che leggessero questo testo, non tanto per divertirsi, ma per ricalibrare il loro senso di “altitudo” nel confronto con personaggi, scienziati veri, che costruiscono il testo di Waldrop e che, nella vita, hanno costruito il contesto per cui “la scienza è ancora”, ora.

Sono convinto che il testo di Waldrop possa costituire una buona introduzione ai concetti della complessità, in quanto l’autore è estremamente abile nel semplificare i passaggi cruciali e seguire il formarsi dei problemi e le tecniche per la soluzione attraverso la voce di chi li ha seguiti per primi, senza perdere in rigore, eppure con un’eleganza sostanzialmente ‘analogica’ che gli rende onore, quale divulgatore.
Da leggere. Proprio da leggere.