sabato 8 maggio 2010

IL LATO OSCURO DEL WEB 2.0

IL GRANDE INGANNO DEL WEB 2.0

Stavo per iniziare questa recensione, quando consulto l'e-mail di questo blog ed ecco il messaggio che mi giunge:
"Buongiorno,
mi chiamo ******* e faccio parte di una piccola compagnia internet specializzata in scambio link. Promuoviamo principalmente siti di *******, ma abbiamo moltissimi siti di diverso argomento da cui possiamo offrire link in cambio. Scambiamo link perchè è il modo principale con cui Google “rileva”un sito e lo innalza nelle sue posizioni di ricerca. Sarei lieto scambiare uno o più link con il suo sito http://ragionamente.net/. Lo scambio si intende a titolo completamente gratuito con il vantaggio reciproco di un miglior posizionamento su google. Sperando che il nostro bouquet di links possa attirarvi, saremmo lieti di offrirvene i migliori! Saluti, ********".
Ora, a prescindere dal fatto che chi mi ha scritto deve essere un poco ingenuo, in quanto il mio blog è al di fuori di ogni blogroll ed è seguito pressoché soltanto dallo scrivente, perché facilità il ricordarmi che cosa ho letto, i collegamenti mentali fatti e i riferimenti ai libri cartacei in biblioteca, nonché perché esprimo qui qualche appunto personale che ritengo di dover fissare; a prescindere da questo, dicevo, la mail riportata sopra può costituire, di fatto, già la migliore recensione de "Il Grande Inganno del WEB 2.0", di Fabio Metitieri. Ecco infatti l'esperienza del mondo dei blog, dove l'affannosa ed ansimante ricerca della 'presenza' in rete costituisce il raccordo con la limitata visione della rete che il concetto di WEB 2.0 ha, in un certo senso, promosso. Lo scambio dei link è essenziale per la presenza internetmediata, al di là del fatto poi che i link puntino a contenuti significativi, a fonti autorevoli, a comunità virtuali tipiche del WEB 1.0 dove la discussione, e non l'auto-promozione, la facevano da padrone: il link nel WEB 2.0 è solo una freccetta funzionale ai 15 minuti (o secondi) di celebrità che si cercano sul web.
Naturalmente il testo di Metitieri presenta una analisi ben più profonda di tutto il fenomeno WEB 2.0, non solo dei blog, in particolare soffermandosi sul ragionare di un doveroso ripensamento e rinnovamento del giornalismo, per non cedere ad un citizen journalism che si fa solo ecolalia e riporto su riporto di copia e incolla riportati senza peso e senza analisi o discorso. Tra i temi trattati, molto significativo mi pare quello della falsa disintermediazione, illusione dei primi pionieri di internet, i quali, appunto, si stanno o si sono ricreduti, a differenza dei nativi digitali che sembrano non accorgersi, insieme alle holding dei 'vecchi' media, che i centri di intermediazione, le piattaforme, del web sono diventate la base e ne monopolizzano accesso e monotonizzano contenuti (si pensi ai link incrociati come da mail riportata sopra e le conseguenze sono immediatamente percepibili, purtroppo, in negativo).
L'individuo, in rete, si è perso. Magari nell'idea di swarm intelligence che, di intelligent, può avere poco. Vero che un sistema è maggiore della somma delle parti: chissà se vale anche per un sistema di idiozie che si eleva a nube... L'individuo si è perso perché soffre di una grande lacuna: l'information literacy, che è al cuore di molti autori e studi (si cerchi il lavoro, molto utile di Christy Gavin: Teaching Information Literacy, 2008, Scarecrow Press, 9780810852020). Si tratta di imparare a ricercare, ad apprendere, a leggere e a scrivere usando il web. Che è una risorsa ricchissima, ma che gli individui mercificano in nome della semplicità, di una minore fatica, di una minore concentrazione, nel senso acquisito del 'copia e incolla' e del ualà, eccoti servito!, di un servizio, per carità, utilissimo, quale google.

E' un'epoca di riflessione, questa sul WEB 2.0, da Metitieri rinominato Medioevo 2.0. E infatti colgo l'occasione per rimandare al già recensito "You are not a Gadget. A Manifesto", di Jaron Lanier, guru che nelle pagine del suo manifesto riflette sulla modificazione in atto che sembra spingere l'individuo e le comunità sociali fuori da tutto, incluso il web.
E, sulla stessa scia, non posso non fare un rimando, a questo punto, al testo "Eretici digitali. La rete è in pericolo, il giornalismo pure. Come salvarsi con un tradimento e 10 tesi", di Massimo Russo e Vittorio Zambardino, il cui titolo è già di per sé una dichiarazione di intenti.
La cultura del web è in crisi, perché l'attenzione limitata dei naviganti è spesso ostruita ed oltraggiata da una massa incredibile di false notizie, di eventi distorti, di leggende metropolitane e di giornalismo urlato, elementi tali da ridurre la libertà di espressione del mezzo in pura e controllata cacofonia.
Uno può dire: con la TV e gli old media era lo stesso. Questo è vero, è vero sin dall'antica Grecia, dalla Persia, dai nostri antenati Romani. Quel che cambia è la portata cognitiva di tale overload dell'attenzione, entro i limiti della quale lo stesso individuo si autoinganna e tende a sentirsi legittimato solo se in sé rende legittimo il racconto del we(b), o una sua mimesi, o un suo surrogato.
Anche in questo caso, il testo non è contro il web (ci mancherebbe!), né è catastrofico: rileva però l'urgenza (e abbiamo visto che non è il solo testo), di riprendersi alcune libertà vere che la rete consente, tra cui una informazione di qualità e una discussione di contenuto. La ricetta per farlo, secondo gli autori, è demolire alcuni dogmi e rinnovare il giornalismo e, in genere, l'espressione in rete, in un senso più costruttivo e creativo, ritornando al fatto, ripudiando il fattoide. Il testo è avvincente e, come i due precedenti, chiaro, netto, preciso tanto nella fase di analisi, quanto in quella di pro-posta per rinnnovare sul serio le potenzialità del mezzo, al di là dei tag, delle smart cloud e dell'etichetta WEB 2.0.
Per chi volesse approfondire o per chi è curioso, consiglio vivamente di passeggiare presso il sito: http://www.ereticidigitali.it/
Chiudo con la conclusione (sono convinto, provvisoria) fornita dagli autori del libro:

"il tempo è maturo perché ogni figura sociale dell’ambiente web tradisca i suoi statuti professionali per salvare la rete da nuovi intermediari e dalla perdita del giornalismo come funzione democratica. Magari non va molto bene, ma dà un’idea di un testo complesso, come complessi erano i nostri pensieri prima di cominciare a scriverlo, e come difficile e intessuta di tante ragioni e fenomeni pensiamo sia la realtà".