mercoledì 28 luglio 2010

MACCHINE ED ESSERI VIVENTI

Il testo "Macchine ed esseri viventi. L'autopoiesi e l'organizzazione biologica" (nella edizione Astrolabio Ubaldini, 1972, 1992) dei biologi, neuroscienziati, epistemologi e filosofi cileni Humberto Maturana e Francisco Varela, si prefigge uno scopo chiaro e unico: definire un sistema vivente senza che la definizione dello stesso dipenda da elenchi di proprietà, da descrizioni afferenti a diverse discipline (e, quindi, legate necessariamente al punto di vista di un osservatore delle stesse), da elementi di processo eterodeterminati e via dicendo.
Per ottenere tale (ambizioso) scopo, gli autori, che si riconoscono pur sempre come osservatori, e quindi limitati nella descrizione dalla struttura implicita dei loro sistemi cognitivi, introducono il 'concetto' di autopoiesi, che si fonda esclusivamente sul sistema in quanto tale. Tutto il libretto è concentrato a sganciare l'autopoiesi da ogni altra forma di descrizione del vivente che presuma qualunque proprietà non intrinsecamente determinata entro (e dalla) unità vivente stessa.
In quest'ottica, anche l'evoluzione, l'apprendimento, la formazione sociale e altri fenomeni osservabili, vengono elaborati prima chiarendo sempre il 'concetto' base di autopoiesi, quindi escludendo l'osservatore dall'ambito di influenze definitorie del sistema che non siano autopoietiche, ossia che non considerino lo stesso come una unità che si definisce da sé, sommariamente in questo modo: "Una (unità) macchina autopoietica è una macchina organizzata come sistema di processi di produzione di componenti; tali processi sono collegati tra loro in modo da produrre dei componenti che, a loro volta: 1. generano i processi (relazioni) di produzione che li producono mediante le loro continue interazioni e trasformazioni e 2. costituiscono la macchina come un'entità nello spazio fisico" (pag. 31, op. cit.).
Il criterio distintivo della vita, per il principio autopoietico, è il mantenimento della sua stessa organizzazione. Qualunque sistema che abbia tale caratteristica può, a tutti gli effetti, essere detto vivente, qualora la produzione dei propri elementi di base sia in grado di (ri)produrre ricorsivamente gli elementi che li producono. Insomma, il sistema produce continuamente se stesso.
Senza entrare in ulteriori dettagli, c'è da dire che il testo, nella edizione Astrolabio Ubaldini del 1992, è tradotto bene, con precisione e avvalendosi di un lessico ripetitivo, ma scorrevole, che favorisce il legame coonsequenziale e logico tra i concetti. Fantastica è poi la prefazione di Alejandro Orellana, che prepara il lettore ai concetti proposti nel testo, lo contestualizza storicamente ed evidenzia la rilevanza conoscitiva della fenomenologia del vivente come argomentata dagli autori. Ritroviamo un'altra traduzione ed introduzione all'interno del più ampio testo "Autopoiesi e cognizione. La realizzazione del vivente", sempre per le edizioni Marsilio, ma 1985, in cui mi pare, tuttavia, che il testo originario risenta di una traduzione meno stringentemente concatenata. Scriverò a breve una  prossima recensione dell'ultimo testo citato.