giovedì 12 agosto 2010

EDUCARE GLI EDUCATORI

... una riforma del pensiero per la democrazia cognitiva... di Edgar Morin
(a cura di Antonella Martini, traduttrice Elvira Moncada).

La prima parte, "Il Futuro del Mondo", è una intervista, realizzata da Antonella Martini e Fabio Colapaoli nel dicembre 1997, che alterna la sequenza [domanda degli intervistatori] - [segmenti di risposta di Morin] - [esplicazione/commento dei/ai segmenti di risposta di Morin attraverso citazioni dall'opera dello stesso estratte da Antonella Martini] - [segmenti di risposta di Morin] - [nuova domanda degli intervistatori], e così via. Diventa una sorta di narrazione densissima di pensieri che Morin ha sviluppato per decenni. Dalla sentita necessità di superare l'inadeguata forma dello stato nazione, al considerare l'opportunità di un progressivo processo di decentramento decisionale; dalla critica verso le monocolture degli stati sottosviluppati, al sostegno ad alcune forme di de-penalizzazione per sconfiggere il narcotraffico, e via dicendo, l'intervista si trasforma in un blocco di appunti e di collegamenti per potere esercitare il proprio pensiero critico e confrontare la propria opinione con quella espressa da Morin e per seguire le linee di pensiero che sono state tracciate tanto dal pensatore francese, quanto da altri soggetti, i più diversi.
Decido di puntare su due idee, tra le tante proposte.
- Disseminare. Per Morin diviene il compito essenziale per evitare l'atrofizzarsi del pensiero critico; per Morin disseminare è fecondare su un terreno aperto alla complessità, non recintato nella iperspecializzazione dei saperi. E' un ritorno ad una visione sistemica, che consente una democrazia cognitiva, cioé una democratizzazione della conoscenza in grado di ricucire la frattura creatasi tra la (tecno)conoscenza iperspecializzata di pochi e quella a disposizione del cittadino, indispensabile per partecipare alla vita politica e ai processi decisionali che questa comporta.
- Prendere in considerazione la circolarità. Sostiene Morin (Morin, E., 1983, Il metodo. Ordine, disordine e organizzazione, Feltrinelli, Milano, p. 24): "Prendere in esame la circolarità significa [...] aprire la possibilità di un metodo che, facendo interagire i termini che si rinviano l'uno all'altro, diventerebbe produzione, attraverso questi processi e questi scambi, di una conoscenza complessa che comporti la propria riflessività". Circolarità che le Università, sostiene ancora Morin, fanno di tutto per spezzare. Ecco come questo avviene, a detta dell'Autore (op. cit. p. 16): "Ogni neofita che entra nella Ricerca si vede imporre la rinuncia fondamentale alla conoscenza. Lo si convince che l'epoca dei Pico della Mirandola è passata da tre secoli, che ormai è impossibile costituirsi una visione dell'uomo e del mondo insieme. Gli si dimostra che la crescita dell'informazione e la sempre maggiore eterogeneità del sapere superano ogni capacità di immagazzinamento e di trattazione da parte del cervello umano. Gli si assicura che non bisogna lamentarsene, ma felicitarsene. Dovrà quindi dedicare tutta la sua intelligenza ad accrescere quel sapere determinato. Lo si inserisce in una équipe specializzata, e in quest'espressione il termine sottolineato è 'specializzata', non 'équipe'. Ormai specialista, il ricercatore si vede offrire il possesso esclusivo di un frammento del rompicapo la cui visione globale deve sfuggire a tutti e ad ognuno. Eccolo diventato un vero ricercatore scientifico, che opera in funzione di questa idea motrice: il sapere viene prodotto non per essere articolato e pensato, ma per essere capitalizzato ed utilizzato in maniera anonima".

Altro ancora emerge dall'intervista: politica di civilizzazione, riforma del pensiero, fraternità, antropo-etica... tanti spunti che vengono poi rielaborati nella seconda parte del libretto, "Un nuovo pensiero per il terzo millennio". In essa Morin dispiega in modo argomentativo il pensiero che, in nuce, traluce dall'intervista.

La terza parte, "La complessità del pensiero complesso" è un ulteriore commento al pensiero di Morin da parte di Antonella Martini, che elabora alcuni punti centrali del 'lavoro in corso' proprio della ricerca di Morin. Il testo si concentra su una pietra miliare del lavoro del filosofo francese, e cioé individuare una "riforma del pensiero" per uscire dal XX secolo. Tale riforma non può prescindere, secondo Morin, dalla reintroduzione del complesso nel pensiero odierno, al di là di riduzionismi o chiusure disciplinari ed etiche.

La quarta parte, "La riforma del pensiero presuppone una riforma dell'essere", consiste nell'intervista con Edgar Morin tratta da Transversales Science/Culture del dicembre 2001. La riforma dell'essere è la costruzione individuale e collettiva di una nuova auto-critica, un auto-esame, che ha necessariamente bisogno del confronto con gli altri e che eviti che ogni donna e uomo si comporti come un pappagallo che ripete l'input recepito, senza filtri, senza lo sforzo e l'impegno del discernere. Ed è entro i limiti di questa riforma che prende senso ciò che Morin ha coniato come "vangelo della perdizione": "siamo su questa terra perduti nel cosmo; per ciò aiutiamoci l'un l'altro invece di farci guerra l'un l'altro. E' il contrario del vangelo che ci dice che saremmo salvati se siamo 'gentili con gli altri'. No, dobbiamo essere 'gentili' perché siamo 'perduti' [...] non possiamo astenerci da questo dovere di conoscenza."

La quinta parte, infine, "I sette saperi necessari all'educazione del futuro", rappresenta una sintesi della proposta che Morin ha ampliamente illustrato altrove (Morin, E., 2001, I sette sapere necessari all'educazione del futuro, Raffaello Cortina, Milano), per sviluppare la riforma del pensiero che potrà essere il fondamento della educazione futura. Qui mi piace ricordare uno dei sette saperi: Affrontare le incertezze. Secondo Morin, è questo un sapere essenziale: "Bisogna apprendere a navigare in un oceano di incertezze attraverso arcipelaghi di certezze" (op. cit., pag. 14).

Il testo conclude con una brevissima "Biografia di Edgar Morin" ed una "Bibliografia" essenziale delle sue opere.

Merita ricordare che alcuni dei temi di questo libretto sono anche ripresi ne "Il gioco della verità e dell'errore" e "Educare per l'era planetaria", recensiti nel blog.

Unica pecca, inammissibile, del testo edito dalla EDUP, è la quantità immensa di errori ortografici e di veri e propri errori grammaticali (siamo nell'ordine di parecchie decine per un centinaio di pagine di testo).
Immagino che questa mole di errori sia da attribuirsi ad una scadenza per le stampe che non ha concesso la minima revisione delle bozze e della traduzione. O, almeno, lo spero davvero.

Nessun commento:

Posta un commento