mercoledì 11 agosto 2010

GIORNALISMO E NUOVI MEDIA

...L'Informazione al tempo del Citizen Journalism... di Sergio Maistrello.

Nel mondo in cui Internet si può intendere, sostiene Maistrello, quale "sistema operativo per le relazioni", e in cui l'informazione è vasta ed entropica, dove prevale la dis-intermediazione, ecco che nuova e maggiore professionalità è richiesta al 'giornalista', che  attua una metamorfosi e un continuo riposizionamento per far fronte a un'epoca che vede affacciarsi con affanno nuovi media in cui prevale il peer to peer, la velocità del twit, il ticchettio di milioni di tastiere che pre-tendono di raccontare i fatti. E che, di fatto, raccontano 'una' versione dei fatti, abbandonando spesso la verticalità e la profondità a tutto vantaggio dell'orizzontalità e della superficialità.
In questo mondo a nuove dimensioni, "in cui molte più informazioni sono disponibili a un numero maggiore di persone", Maistrello sostiene, "cresce la necessità di una figura indipendente che possieda strumenti tecnici e culturali per fare sintesi, per gettare ponti tra le specializzazioni, per comporre scenari. Un professionista consapevole di non avere più né l'esclusiva né le deleghe in bianco, che si accontenti spesso di arrivare in seconda battuta sui fatti a fronte di maggiore approfondimento e  che sia in grado di lavorare insieme ai tanti nuovi soggetti che affollano lo spazio pubblico delle idee e delle opinioni, a cominciare dai suoi stessi concittadini". L'impulso è tutto verso la proattività: "guarderemo soprattutto avanti [...] non sarà come prima, ma non sarà necessariamente peggio di prima".
Nel mondo del Do your best and link to the rest e dell'informazione liquida, il giornalista deve ri-definire il suo ruolo, penetrando nel flusso informativo e negoziando con i fruitori la propria reputazione e professionalità. Essere in grado di filtrare materiale ed indirizzarlo ai propri lettori è, per così dire, uno dei tanti 'sine qua non' della nuova professione del giornalista nei new media. Giornalista che da 'produttore' di notizie deve trasformarsi in 'processore' delle stesse, ossia in professionista specializzato nel processo comunicativo, più che nel prodotto, tipico, quest'ultimo, del mondo della carta stampata e, in particolare, dei media a 'scadenza', quali i giornali, le riviste, le testate radiofoniche o televisive quotidiane che, nel flusso di informazione, per loro caratteristiche intrinseche, devono 'tagliare' il flusso stesso in un certo tempo ed entro certi spazi. Il giornalista dei nuovi media non è un de-cisore dell'informazione. Semmai è più un orientatore, una affordance competente per il fruitore, un ri-mediatore della enorme massa di dati che invadono lo spazio temporale e mentale di chi usa i nuovi mezzi ad alta dissipazione informativa.
La ri-definizione del giornalista non è avulsa dal contesto in cui lavora: nuove architetture redazionali, nuovi rapporti di forza nel promoting della notizia, una nuova industria giornalistica, insomma, dal luogo reale e virtuale in cui il giornalista rimodella se stesso, impara giorno per giorno, in un processo di learning by doing fatto di passi avanti e di svolte, retrocessioni e impulsi improvvisi, emersione di nuove professionalità quali l'all platform journalist, il backpack journalist, il social media editor e altre figure ancora in grado di far sì che la notizia vada sul primo canale utile, imparando ad essere nodi reputazionali del/nel nuovo tessuto informativo.
Questo ed altro fanno sì che il mestiere del giornalista, rigenerandosi continuamente, diventi, pur forse in una situazione di maggiore difficoltà ed incertezza, un mestiere più accattivante, più coinvolgente, più pregnante di quanto (forse) non fosse in passato. Comunque un mestiere diverso. E che coinvolge e mette in gioco l'ambito privato e quello pubblico del new journalist, in una costellazione mediale che sincronizza entrambi, con la necessità di una solida auto-responsabilizzazione rispetto ai propri interventi multi-mediali.

Il testo di Maistrello è ricco di link a riflessioni in rete sul new journalism, e non mancano riferimenti a tesi discusse, tra gli altri, nei testi, qui recensiti, "Il grande inganno del WEB 2.0" di Fabio Metitieri, "You are not a gadget: a Manifesto" di Jaron Lanier, "Eretici digitali. La rete è in pericolo, il giornalismo pure. Come salvarsi con un tradimento e 10 tesi", di Massimo Russo e Vittorio Zambardino e a molti moltissimi altri essenziali per inquadrare l'argomento oggetto del testo sotto diverse, non sempre convergenti, prospettive.

La mole di riferimenti è assai vasta e le note a pié pagina facilitano il contatto diretto con la fonte; davvero utile l'informazione riportata in Appendice, ragionata, intermediata, selezionata, come segue:
-Risorse utili in Rete
-Centri accademici
-Esperti, divulgatori e ricercatori
-Progetti in ambito editoriale
-Punti di riferimento in Italia
-Le scuole riconosciute dall’Ordine dei giornalisti
-Bibliografia


L'indice completo in formato pdf è scaricabile dal sito di Apogeonline a questo link.

Per concludere, trovo utile riportare una breve intervista all'autore, estratta dal sito www.spaziocomunicazione.net di Danilo Ruocco (22 giugno 2010):





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