sabato 14 agosto 2010

LA TESTA BEN FATTA

... riforma dell'insegnamento e riforma del pensiero ... di Edgar Morin.
 Il sottotitolo del testo di Morin, include tre parole chiave per interpretrarlo: 'riforma', 'insegnamento', 'pensiero'. E le coimplica: una riforma dell'insegnamento non può aversi senza una riforma del pensiero, e viceversa. Dunque ri-formare, formare 'di nuovo' e 'in modo nuovo' l'insegnamento e il pensiero, è la condizione necessaria per una "testa ben fatta". Ma che cosa significa "una testa ben fatta", definizione mutuata da Montaigne?
Sostiene Morin: "Cosa significa 'una testa ben piena' è chiaro: è una testa nella quale il sapere è accumulato, ammucchiato e non dispone di un principio di selezione e di organizzazione che gli dia senso. Una 'testa ben fatta' significa che invece di accumulare
il sapere è molto più importante disporre allo stesso tempo di:
- un'attitudine generale a porre e a trattare i problemi;
- principi organizzatori che permettano di collegare i saperi e di dare loro senso".
E' una spinta verso il pensiero complesso , che non de-finisce gli in-definibili confini di ogni sapere, in quanto non tutti i saperi sono conclusi in se stessi; ma un pensiero che consente di attraversare i saperi, di dipanare la matassa e la rete di nodi di cui è costituita la conoscenza ("cum-plexo", richiama le idee di nodo, maglia a rete, fili intrecciati o che si incrociano, insomma ciò che è tessuto insieme, ...).
Al centro è l'organizzazione del sapere che, da sapere cumulativo e sprofondato nell'erudizione, deve farsi sapere trasversale, multicentrico, contestulizzato, inter-disciplinare e multi-disciplinare, integrato, messa in relazione e in contesto delle informazioni. Per raggiungere questo fine, Morin individua tre sfide: culturale, sociologica, civica. A dire, brevissimamente, che bisogna ricucire il mondo della cultura, lacerato tra scientifica e umanistica; che informazione-conoscenza-pensiero devono retroagire incessantemente nei rapporti sociali; che il deficit di responsabilità cognitiva, dovuto alla parcellizzazione delle discipline, deve essere colmato dalla pienezza di una responsabilità civile verso la conoscenza, responsabilità che è alla base della democrazia cognitiva di cui Morin ha ragionato in diversi scritti.
Il testo di Morin riprende dunque concetti che l'autore ha elaborato in altre opere, interviste, convegni, ma riporta tali concetti in una forma molto sintetica e molto lineare. E' un testo piacevole da leggere, perché costruito su capitoli brevi, logicamente consequenziali ed espressi con un lessico comprensibile tanto ad un giovane discente, quanto ad un esperto docente.
Si può dire che in esso l'autore esprima un'utopia? Io dico di sì, ma nel senso di Morin, che  spesso considera l'utopia come il non-luogo che tutti muove e che si riempe delle ragioni di movimento di ognuno. Quella di Morin è una utopia attualizzata, inserita-nel-mondo, in quanto sì, ancora in-esistente, ma che, proprio per questo motivo, lavorando utopica-mente, può essere fatta e-mergere dal caos e dalla parcellizzazione del sapere, nel nome di una ritrovata missione del docente che, se co-involto nell'impresa, potrà con molta probabilità avvicinare 'utopia' ai luoghi esistenti di apprendimento: gli asili, le scuole, le università.
Non mi dilungo oltre: il testo è bello leggerselo.
Tuttavia cito quanto Morin scrive prima di iniziare il suo discorso: Questo libro si rivolge a tutti e a ciascuno, ma potrà aiutare in particolare gli insegnanti e gli studenti. Mi piacerebbe che questi ultimi, se vi avranno accesso e se l'insegnamento li annoia, li prostra, li opprime o li affligge, potessero utilizzare i miei capitoli per prendere in mano la loro educazione.
Piacerebbe anche a me.

Contenuti:

Indice
Prologo
Cap. 1. Le sfide
Cap. 2. La testa ben fatta
Cap. 3. La condizione umana
Cap. 4. Apprendere a vivere
Cap. 5. Affrontare l'incertezza
Cap. 6. Apprendere a diventare cittadini
Cap. 7. I tre gradi
Cap. 8. Riforma del pensiero
Appendice 1: Inter-poli-trans-disciplinarità
Appendice 2: La nozione di soggetto