domenica 15 agosto 2010

OLTRE L'ABISSO

...ogni errore di pensiero porta a errori di azione che possono aggravare i pericoli che si vogliono combattere... di Edgar Morin.
Questa raccolta di articoli che Morin ha scritto tra il 2001 e il 2007 ha per filo rosso l'intreccio di alcuni dei temi cari all'autore, contestualizzati, però, in riferimento ad accadimenti storici dell'epoca indicata.
Siamo dopo il crollo delle Torri Gemelle, nel mezzo della lotto contro il terrorismo internazionale, all'avvicinarsi della crisi economica che esploderà poco dopo la fine del 2007, nella melma di un mancato sviluppo per molti ex stati-nazione, con aumento di poverà fisica e culturale, e in assenza, sostiene Morin, di buone prospettive per il futuro.
Lo sguardo pessimistico è però rovesciato, come è tipico nell'attitudine al pensiero complesso dell'autore, nel suo opposto: dall'abisso trarre indicazioni concrete, non meri appelli filosofici, per guardare verso l'alto, cioé verso il futuro del sistema ecologico umano, oltre la barbarie, verso una società-mondo che consenta all'umanità tutta, insieme ed inseparabilmente, di sopravvivere, vivere ed umanizzarsi.
Ogni capitolo è un articolo a sé, dove Morin svolge la propria riflessione su un aspetto di osservazione della realtà che è, naturalmente, sempre messo in rete in una visione globale, la sola, crede Morin, in grado di non asservire la parcellizzazione dei saperi e degli esseri umani, garantendo invece una nuova ri-conciliazione con il tutto e con le diverse genti sul pianeta. Non una ri-conciliazione utopica, tutt'altro. Una ri-conciliazione concreta, fondata sull'azione politica, sull'istruzione, sui micro-comportamenti quotidiani, sul controllo dell'attività degli Stati, in forme riconducibili, di per sé, al punto centrale già più volte commentato scrivendo di Morin: il pensiero complesso come strumento operativo per una nuova 'politica di civiltà' o antropolitica.
Con questo termine, per dirla in pochissime parole, Morin intende il recupero di tutte le conquiste della società occidentale, attraverso una rielaborazione non solo quantitativa e schiava del progresso tecno-logico, ma qualitativa, aperta all'essere, agli esseri viventi, tutti invitati a godere dei diritti e delle opportunità che essa, nei secoli, ha potuto creare.
L'antropolitica nasce dove l'uomo Occidentale finisce. Nel senso che nasce dalla presa di consapevolezza dell'incertezza e dalla fallibilità intrinseca alla sequenza 'progressista' scienza-tecnica-economia-profitto, e della improbabilità della stessa radice 'progresso'. L'antropolitica include l'Oriente e tutti i continenti: non è Europo-centrica, Asio-centrica, Americo-centrica, e via dicendo, perché è planetaria; il proprio orizzonte è Gaia, Terra-Madre, lo spazio della fisica, della biologia e delle scienze sociali, trio che, lungi dall'essere solo la somma di strati distinti, costituisce un fenomeno emergente nuovo, che è l'eco-socio-sistema uomo. Da questo punto di vista, l'imperativo è collegare.

Scritto questo, il testo è una felice composizione di pensieri e riflessioni contestualizzate, in cui ruolo primario ha, tra le altre cose, la riforma dell'educazione e delle modalità di pensiero, che presuppone un abbandono della compartimentazione disciplinare (anche nella politica, nell'azione degli stessi governi, a partire dagli Stati Uniti, da Israele, dal contesto Arabo-Islamico, ...), nel nome di una com-prensione più sintetica, forse, ma sicuramente più sfaccettata ed efficace. La com-prensione (il "prendere in sé", anzi "con sé") dei problemi, la loro com-unicazione (il "metterli in comune," al di là delle diversità di lingue o culture), al fine di una loro, pur improbabile, ri-soluzione (una soluzione nuova, aperta, che ri-genera lo stato delle cose).

Credo che il capitolo più bello, più intenso, sia quello dal titolo "Realismo e utopia", in quanto in esso più chiaramente emerge la passione di Morin per quanto si sente in dovere di dire, di scrivere, di comunicare, per partecipare della sua natura propriamente umana, per contribuirvi. Il capitolo, in francese, si può trovare anche in "Diogène", n.209, 2005, Goux, Jean-Joseph, Presses Universitaires De France (Puf), Réalisme et utopie.

Per concludere, "dobbiamo cambiare strada, abbiamo bisogno di un nuovo inizio. La frase di Heidegger deve suonare come un appello: L'origine non è dietro di noi, è davanti a noi" (Vers l'abîme?, Le Monde, 1 gennaio 2003).

Ecco il contenuto del testo:
  
Prefazione all'edizione italiana di Bianca Spadolini
Verso l'abisso?
La crisi della modernità
Oltre i Lumi
La sfida della globalità
Emergenza della società-mondo
La cultura e la globalizzazione nel XXI secolo
Società-mondo contro terrore-mondo
Realismo e utopia
L'origine è davanti a noi
Verso l'abisso? (conclusione, molto attuale!)