martedì 22 febbraio 2011

HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE

Finisce così la saga del Mago Potter. O no? 
Bé, finisce così la saga che ci ha rivelato il mondo del mago dalla cicatrice saettante. Un mondo che ha miscelato semiosfere 'magiche' le più diverse, in un accordo che si è rivelato armonioso e coerente. 
More about Harry Potter e i Doni della MorteLa magia, che affonda le sue radici nel 'ciò che è grande' e nel 'purificare' persiano, insiemi non discordanti, tutt'altro, ci si è svelata, proteiforme, leggendo. Ciò che rende magico rende grande e purifica. Abbiamo letto anche la tragedia, la rottura, lo scisma: insomma, ciò che accade quando si omette uno dei due connotati del magico: la grandezza o la purezza. 
La saga di Harry Potter può vedersi anche così: grandezza e purezza, non antitetiche, ma miscelate in diversa misura nei personaggi che nei libri hanno preso vita. Magia è anche 'fare sacrificio', 'onorare', come il mondo chiaro/oscuro della Rowling ha onorato noi lettori. Ci ha ammaliati. Ci ha incantati. Grandi e piccini. Di nazionalità e lingue diverse. Fusione di sememi ancestrali e di collegamenti nuovi, eredità di racconti magici dall'Oriente all'Occidente, per significare che tutto è un continuum, che tutto si fonde, laddove "la magia dell'immaginario" prende coscienza del proprio furore creativo. 
Fine della saga. Forse. Molti personaggi abbiamo incontrato, alcuni straordinariamente ben animati, altri di sfondo. 
Dunque, perché no? Magari la narrazione della vita di alcuni personaggi del mondo di Potter, forse, ce la troveremo presto innanzi, accompagnati lungo qualche ramo genealogico, babbano, mezzosangue o puro, non importa: rami di molte presenze dotate di una profondità psicologica che non è di molto inferiore al protagonista della saga. 
E poi, siamo sicuri che, dopo 19 anni, non possa accadere qualcosa? 
Si sa, vasto e misterioso è il regno della magia...