sabato 21 maggio 2011

SEMIOTICA DEI NUOVI MEDIA

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Semiotica dei nuovi media” (seconda edizione, 2010), di Giovanna Cosenza è sicuramente un manuale universitario, caratterizzato da un oggetto specifico (i nuovi media, appunto), da una ‘nuova’ semiotica (quella che, fruendo della vasta letteratura semiotica antecedente la comparsa dei nuovi media e di quella frammentaria sui nuovi media, ora si cimenta in un lavoro nuovo: quello di sistematizzare il lavoro semiotico sin qui condotto) e da un obiettivo preciso: promuovere la ricerca semiotica, sia empirica, sia teorica, per indurre nuove riflessioni, ricerche e sperimentazioni nel vasto territorio multi-mediale e delle nuove forme di comunicazione.
Proprio nel precisare l’oggetto, la metodologia utilizzabile e le potenzialità della ricerca nel campo di ‘ciò cui non siamo abituati’ l’autrice, con estremo rigore, innesta i confini del lavoro, precisa definizioni spesso lasche e oscure (multimedialità, per citarne una), anticipa problemi da sciogliere (alcuni nel testo; altri negli studi che ancora non ci sono o sono mal dis-posti nel territorio semiotico), professa la necessità di fornire spunti per la progressione dell’analisi semiotica nei diversi e molteplici mondi, testuali e contestuali, che le nuove tecnologie abilitano.
Sempre senza dimenticare che non è la tecnologia ad interessare lo studio semiotico, quanto le nuove forme di interazione che a mezzo di essa originano e origineranno.  
Il testo non si offre quale testo di base sulla semiotica dei nuovi media. Non nel senso che prima si introduce la semiotica e poi la si applica ai nuovi media. Il testo, e questo risente dell’impostazione manualistica per corsi universitari, si propone, semmai, come prima, potente, riflessione tramite gli strumenti della semiotica (molto usati quelli della semiotica strutturale Greimasiana), applicata al mondo dell’interattività, della multimedialità, degli ipertesti, della comunicazione mediata dal computer, delle comunità virtuali, dei blog, dei mondi immersivi di realtà virtuale, dei videogiochi… Lo sguardo è ampio, ma il filo rosso che lega i capitoli è netto: passare dalla, mi si passi il termine, ‘fanta-semiotica’, alla analisi semiotica rigorosa e metodologicamente affidabile con cui ci si può avvicinare (ed entrare, sperimentare) ai nuovi media. Questo filo rosso è un pregio del testo che, tuttavia, sconta una debolezza di fondo: la necessità di decrivere il fenomeno dell’oggetto di studio e poi di imbrigliarlo nelle maglie della semiotica consolidata. Pur sapendo, e l’autrice ne è consapevole, che, per esempio, parlando di ipertesto, è ormai “imprescindibile e urgente una riflessione che usi concetti e metodi anche diversi, se e quando serve […] senza preoccuparsi eccessivamente di star dentro alle maglie di una definizione unica e generale, se sono troppo strette” (p. 115).  Un’altra debolezza di fondo, per il lettore generalista, non per un discente, è la naturale presupposizione della conoscenza della semiotica generale (e di alcune semiotiche specifiche) da parte del lettore modello del testo: è comunque, più che una debolezza, una necessaria selezione dei fruitori del testo. Se questi sono discenti o ricercatori di semiotica, troveranno in esso una costante apertura: proposte di studi, di indagini, di esperimenti e altro ancora che possano ampliare lo studio semiotico sui nuovi media. In tal senso, il testo pro-muove la ricerca nel settore e, senza girarci troppo intorno, invita i semiologi interessati a prendere l’incarico di contribuire alla sistematizzazione di un’area della comunicazione e dell’interazione così dinamica e cangiante. Seleziono qui due aspetti molto interessanti e arguti che l’autrice ha considerato nell’organizzare il testo.
Intanto il sistema adottato per precisare, una volta per tutte, alcuni concetti un po’ troppo sfumati nei diversi racconti sui new media: partendo da un documento oggettivamente poco considerato in materia, e cioè le
Guidelines” di Apple
per le prime interfacce grafiche, in specie il primo capitolo “Human Inteface Principles”, l’autrice estrae i tredici principi che hanno guidato la filosofia di progettazione dei primi Macintosh, e ne espande le relative metafore per innestarle su quanto è accaduto con e nelle realizzazioni successive. Un modo nuovo e serio per partire alla scoperta delle strutture soggiacenti l’agire modale attraverso nuovi dispositivi. E che consente alla studiosa di elaborare con estrema sintesi una serie di distinzioni oggettivamente utili anche al di là del campo semiotico, per poi introdurre, quasi naturalmente, l’usabilità che, nella HCI, è diventata ossessione idealista per alcuni, complesso di elementi cognitivamente coerenti e dispositivo organizzativo potente, per altri. Nel web, spazio di azione per eccellenza dell’interazione inter(net)mediata, interfaccia ed usabilità sono rielaborate ai fini della semiosi, per la porzione che ciascuna di esse occupa nella formazione del senso per il fruitore. Fruitore che naviga ipertesti, anch’essi definiti nella dimensione non sequenziale che possono (ma non necessariamente debbono) avere: la distinzione tra sequenzialità e non sequenzialità di un testo, tracciata nell’omonimo paragrafo (pp. 101-104), è un bell’esempio di rigore metodologico, che deriva da una attenta analisi puramente fenomenologica del testo tradizionale e dell’ipertesto (discorso poi ampliato nell’eccellente paragrafo “Le forme dello spazio logico”, pp. 107-111).
Quale secondo aspetto, rilevo di particolare interesse il capitolo su “Le nuove forme di comunicazione interpersonale”, laddove l’autrice considera le modalità di innesto del dialogo prototipico introdotto in precedenza per un ragionamento sulle forme di “distanza” delle comunicazioni a mezzo dei new media. È un discorso sul tempo che si fa discorso sull’enunciazione: accelerato il primo, la seconda si integra e acquisisce nuove modalità, pur senza sostituire l’enunciazione e le forme che essa assume nell’interazione ‘faccia a faccia’. E qui siamo già entrati a parlare di Web 2.0 che, più che indicare un nuovo paradigma tecnologico, segnala un nuovo modo di interagire e creare senso (il più delle volte con-diviso) attraverso e nelle reti. Una interazione in cui l’atto performante è cruciale sia a livello del singolo sia a livello dell’hub o di complessi aggregati. 
Tanti altri stimoli emergono dal testo che, mi preme ricordare, non credo vada letto senza una minima, ma abilitante, conoscenza della semiotica. Stimoli che poi possiamo ritrovare nel blog ricco, ricchissimo, di Giovanna Cosenza (DIS.AMB.IGUANDO), dove, peraltro, l’autrice introduce regolarmente brevi post estremamente focalizzati, utili ed interessanti (seppure il blog sia maggiormente orientato alla pratica della semiotica della comunicazione politica, cui l’autrice ha dedicato un testo, che a breve sarà oggetto di recensione), ed importanti soprattutto perché sono zone di interazione ed interlocuzione con discenti e con chi voglia discutere, ragionando e riflettendo, sull’enorme semiosfera che ci circonda, tutti i giorni, in tutti gli spazi sociali e individuali, laddove l’essere umano rivela la sua natura profondamente semiotica.
Link al post: “Che cos’è la semiotica dei nuovi media” di Giovanna Cosenza, da cui ulteriori link sull’argomento.

Link ad un precedente doc word, una sorta di ‘lavori in corso’ sulla “Semiotica dei nuovi media”, sempre dell’autrice.