venerdì 7 ottobre 2011

VOLEVO CHIUDERE QUESTO BLOG

Ma poi ci ho ripensato. Ci ho ripensato perché chiudere questo blog era atto a significare che qualcuno mi aveva preso in ostaggio. Certo, qualcuno di esterno. Ma, in fondo, se ci si lascia prendere in ostaggio, i primi a consentirlo siamo noi. 
Così questo blog, per ora, NON chiude. E spero, anzi, che si possa aprire a nuove scoperte che avrò voglia di ri-dire o comunicare o diffondere in questo spazio.
Alla faccia di tutti quelli che pensano ai filosofi o ai lettori quali inutili esperimenti umani neuro-sociologicamente mal riusciti.
Odio gli indifferenti, come scrissi qui. Odio anche i "praticoni" o pragmatici neuro-sociologicamente ben riusciti. O, almeno, quelli che ti odiano qualora decidi di pensare di ciò che è al di là della scrivania.  L'odio, è vero, non è sentimento "bello": di fatto, sotto certi punti di vista e possibilità, non è neppure etico e, in parte, est-etico. Anch'esso ti tiene in ostaggio. Ma se è civile, se è un odio gioioso e senza aggressione, se è un fluido vitale per aprirsi al conoscere, con rispetto, ma con intensa perseveranza, se è un paradossale ma potente mezzo per innestare addirittura il dialogo, bé, ben venga. E in quantità.


Caro amico 'praticone' ti scrivo, così mi distraggo un po'
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
[...]
Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contento
di essere qui in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare.
[...]
E se quest'odio poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch'io.
[...]
L'odio che sta arrivando tra un poco passerà
io mi sto preparando è questa la novità.

Caro amico 'praticone' ti scrivo e ti dico: ti odio davvero,
ma con tanto tanto amore vero!