mercoledì 8 febbraio 2012

ODISSEA 1.14

Odisseo: "Saggio Nestore, Re di Pilo dalla lunga barba, che cosa puoi dirmi del Regno di Ade, cui mi affacciai nelle mie peregrinazioni per interrogare l'ombra di Tiresia il tebano e incontrai mia madre, ombra anch'ella tra le ombre, che per tre volte cercai di abbracciare, ma ogni volta, come in un sogno tormentato, scivolò via!".
Nestore: "Amico caro, insolitamente loquace, Ade, figlio di Crono e di Rea, fratello di Zeus e Poseidone, si sedette sul trono degli Inferi in epoche lontane e da lì domina caverne e lande oscure e misteriose, dove soggiornano senza tempo le ombre degli Uomini, veleggiando eterne e assenti, nell'attesa di un richiamo alla coscienza da parte di esseri temerari che, come te, o magnifico Odisseo, invocano con il sangue la loro Parola. Non con essi è il corpo mortale, né l'anima e per questo non potesti dare conforto alla tua dolce Madre. Possono, se richiamati con il sangue, come tu feci recandoti al confine dell'Oceano, nel paese dei Cimmeri, interloquire con i Mortali. Ma, severo amico, dirti non so se la Parola così evocata sia vera o foriera di menzogna. E dunque non ti crucciare della profezia di Tiresia e segui la virtù e la conoscenza che qui, adesso, e non nel regno di Ade, brillano con vigore e fanno di un uomo un Uomo".

Così si dice abbia detto l'Uomo