giovedì 8 marzo 2012

MIMOSA, DONNE E UOMINI E... UN BRICIOLO DI SPOTPOLITIK!

Profumo di mimosa in ufficio. Colleghe si trovano con un bel mazzo di mimosa sul tavolo, portato da un galantuomo di primissima mattina. Non sono io, quel galantuomo. Perché a me piace vivere ogni giorno, con le donne che conosco, al lavoro, amiche, familiari, come se fosse sempre il giorno della mimosa. Lasciamo stare la retorica: le donne ci rendono uomini, e viceversa, anche se la storia e l'attualità paiono, sotto questo punto di vista, mostrare una certa asimmetria. Io la posso vedere, ma non la sento nel vivere: le donne e gli uomini, con le loro peculiarità, mi piacciono, in quanto esseri umani. Purtroppo il linguaggio tende al maschile. Ma basta poco per rimediare: basta essere libere/i da pre-giudizi, troppo affrettati, troppo affettati.
Comunque ecco che sento alla radio e su "La Repubblica", un breve discorso sulla mimosa dell'allora partigiana e sempre filosofa Teresa Mattei, da cui ricavo alcune cose a me non note. Intanto che la mimosa, in Italia -siamo all'8 marzo 1946- fu simbolo e veicolo visivo della "voglia delle donne di emergere e farsi notare": perché la mimosa? Perché, racconta Teresa Mattei, in Italia, in marzo, "non ci sono i mughetti, ma la mimosa, fiore sgargiante, bello, poco costoso". Un fiore "gentile", adottato in quanto esemplare della gentilezza delle donne. E' un simbolo ancora attuale? Teresa Mattei ci dice che oggi, la mimosa, con la sua carica simbolica e comunicativa, è fonte di "disprezzo da parte della gente sofisticata... ma non da tutta". Questo perché la mimosa è mimetica della "storia delle donne dal punto di vista dell'equiparazione dei diritti". In questo è ancora attuale. E questo mi rende triste, perché se è ancora tanto attuale, e non è solo un gesto di gentilezza, vuol dire che esiste una ideologia radicata che nella donna vede qualcosa di 'eccentrico', di 'eccezionale', da esaltare in giorni come l'8 marzo, quasi a pulizia della coscienza sociale per i restanti 364 giorni dell'anno. Almeno, io la 'credo' così. Per altri spunti, bé, rimando alla Giornata internazionale della donna.

Donne. Uomini. Politiche e politici. Già, perché SpotPolitik, di Giovanna Cosenza, grande donna, accademica e blogger (qui un assaggio del capitolo 5), iniziato ieri e quasi finito oggi, si rileva un lavoro lucido, a tratti piacevolmente ludico, sicuramente istruttivo sul ruolo della comunicazione in politica, come si evince dal titolo, e della comunicazione di genere, in politica e non.
Da un paio di anni (o forse più, non ricordo) seguo (per lo più in modalità passiva o stand-by, causa lavoro et alias) il blog DIS.AMB.IGUANDO della Professoressa Cosenza, e ci trovo quasi sempre logica, profondità, analisi, il tutto mai distinto dal buon senso
La Professoressa Cosenza, in particolare, oltre alla comunicazione politica, è estremamente attenta a quella di genere (tanto per farla semplice: come la nostra società rappresenta il maschio e la femmina; per un esempio, fai clic qui e poi naviga nel blog, non resterai delusa/o!), nelle diverse forme, commerciali, istituzionali, politiche e non in cui si esprime. Non a caso, prima della giornata mondiale delle donne, ha postato questo link. Il 'prima' non è accessorio. Proprio qui sta il senso dell'azione documentale, espressiva, propositiva, concentrata sulla consapevolezza che il mondo sociale è diviso tendenzialmente a metà (M/F), ma in proporzioni, direbbe un'estetica o un'etica, non del tutto... proporzionate! 'Prima', perché "sarebbe bello che per questo Ottomarzo le cose andassero un po’ diversamente. [...] Che per una volta non toccasse alle donne elencare di tutti i guai causati a questo Paese da un’irriducibile «questione maschile»: il monopolio, come lo chiama Chiara Saraceno, dei posti di potere, l’applicazione di cospicue quote non scritte (tra l’85 e il 100%) a favore degli uomini".
Già, sarebbe bello. E, in effetti, molte aree della rete hanno seguito il tema della 'donna' in società. Peccato, dico io, con le solite modalità (pesco a caso da blog scientifici e dalle testate dei quotidiani italiani): elogio delle donne "scienziate e rivoluzionarie"; elogio della donna "madre e lavoratrice"; elogio presidenziale delle donne "per la crescita"; industriale per le donne "manager"; ricordo ed elogio delle "amiche donne invisibili" e via elogiando.
Secondo me, non ci siamo. Ma quale elogio per questo e per quello?!?! Elogio e basta! Cioè presa d'atto che le donne, con le differenze che questo Cosmo ha dato ai generi dell'Umanità, sono donne, cioè cittadine, cioè, a prescindere dal ruolo investito temporalmente, tanto brave o non brave quanto gli uomini, cittadini anch'essi. Non le 'donne... tututu... in cerca di guai, donne al telefono che non suona mai...' e roba simile, come mille canzoni ci hanno propinato da mezzo secolo e forse anche prima, scusate se non ricordo. Le donne. Punto. Quelle con cui ci accompagniamo ogni giorno e che ci accompagnano ogni giorno. E finisco qui, perché se no, dato il mio habitat culturale, potrei finire per dire le cose che voglio negare, in un eterno paradosso che vuole affermare la normalità dei generi e che, affermandolo, la nega. Donne e uomini, insieme tutte/i: ma vogliamo sottrarci al passato e vivere un giusto futuro?