mercoledì 28 marzo 2012

LA VITA DEGLI ALTRI


Sono pericolosamente invidioso della Vita altrui. Voglio la Tua Vita, la voglio assorbire, gustare, assaporare sino alla nausea e poi vomitarla via. L'Invidia è la mia Dominatrice e da Ella, solo da Ella voglio essere intimamente posseduto, sino alla Follia. Non desidero il Purgatorio, non starò coperto con il cilicio e con gli occhi cuciti di fil di ferro, piegato a sussurrare litanie e preghiere, per eoni, per comprarmi il paradiso: io Voglio l'Inferno. Io invidio anch'Esso, sublime regno del Peccato, che sempre arde Vivo.
Ha scritto quel mediocre che risponde al nome di Carlos Ruiz Zafón
:

"L'invidia è la religione dei mediocri. Li consola, risponde alle inquietudini che li divorano e, in ultima istanza, imputridisce le loro anime e consente di giustificare la loro grettezza e la loro avidità fino a credere che siano virtù e che le porte del cielo si spalancheranno solo per gli infelici come loro, che attraversano la vita senza lasciare altra traccia se non i loro sleali tentativi di sminuire gli altri e di escludere, e se possibile distruggere, chi, per il semplice fatto di esistere e di essere ciò che è, mette in risalto la loro povertà di spirito, di mente e di fegato. Fortunato colui al quale latrano i cretini, perché la sua anima non apparterrà mai a loro".


Che i cretini non latrino mai a me, perché la mia anima
è la loro!

Che l'Invidia roda il mio cuore! Ad Ella lo dono, quale magnifico sacrificio di quanto più Umano è in me!

Perché l'Invidia è svalutata, laddove Essa è Nutrice e Motrice del Mondo!

giovedì 15 marzo 2012

A DOMANI... O A DOPO!

Una volta lasciavi un post-it con le note da trasmettere a parenti, amici e colleghi, tipo quando te ne andavi a fare la spesa o, magari, la sera, o quando partivi per il week-end. Con un "ciao", "a presto" o "a domani" a chiudere il messaggio. E il post-it, tipicamente, te lo leggevano il giorno dopo, a casa, al lavoro, in palestra.  Così, "a domani" andava bene. Oggi lasci una mail o un post-it digitale, ma, tipicamente, il messaggio te lo leggono poco dopo, per esempio la sera prima di andare a dormire. O dopo cinque minuti, sul telefonino o sul tablet. O anche il giorno dopo, quando si accendono i pc. Così a fine nota, ora ci mettiamo un "a domani o a dopo"'... perché già sappiamo che il momento della ricezione è instabile, incerto, il più delle volte... più vicino
E così ci si sente un po' come un post-it appiccicato al filo del bucato del tempo. E chissà quando verremo staccati.

martedì 13 marzo 2012

FRINGE... BENEFITS!

... benefits almeno al sottoscritto! E così ho finito di guardare la seconda serie: dal momento che "Possibility is everything", bé, confido a breve di rintracciare terza e quarta serie ;-)
Anche perché di Battlestar Galactica sono, a dire il vero, un po' stufo... RAI 4 si sta accartocciando un po' troppo sul passato. Chuck un poco mi annoia; Supernatural è un po' ripetitiva ed eccede nel focalizzarsi sul rapporto padre-figlio-fratello; Dr. House si è un po' spento, ma ci conto ancora; Lie to me è una figata, ma è difficile trovare tutte le trame intriganti; Castle è poco credibile (come personaggio, intendo); Survivors è uno strazio; Nip/Tuck è iniziato bene, per finire male e noioso; Ally McBeal era forte, era, intendo; Prison break ti teneva acceso, ma è finito; straordinaria, almeno per me, è stata The Shield, dalla prima all'ultima puntata; uff, non mi dilungo con altro, se non pensando all'intelligentissima serie titolata Dr. Who, lasciando perdere quella schifezza spinoffiana che è Torchwood
Vabbé, ci sono un sacco di film (e o serie) più sostanziosi e belli da vedere, direte voi. Ma, tornando all'inizio, Fringe era in grado di distrarmi. Nel modo giusto. Con il gusto giusto. 
Nell'attesa di accalappiare le stagioni successive, credo che proseguirò le mie letture filosofiche
Oggi ho fatto una recensione, come preannunciato in un post precedente, al testo-tascabile "Ontologia", di Maurizio Ferraris.
La recensione al testo sta qui. Io sto per andare a riposarmi un poco...
A si bidi.

domenica 11 marzo 2012

UNA DOMENICA PASSANDO IN RASSEGNA

Questa mattina è una domenica solare e calda, sotto il cielo (in genere grigio) di Torino. Non ho tuttavia voglia di uscire, perché decido di passare in rassegna, detto altrimenti, di recensire un paio di testi su aNobii.
Il primo è "Una brevissima introduzione alla filosofia", di Thomas Nagel (Edizione 2009 Il Saggiatore Tascabili (collana Saggi), XVI-119 p., brossura, traduttore Bestente S.), un testo che mi ha deluso, sebbene l'autore, nella stragrande maggioranza degli altri suoi testi che ho letto, si sia sempre rivelato un divulgatore ed un ragionatore eccezionale. Qui c'è il link alla mia recensione.
Qui, invece, in formato PDF (attenti alle pagine stampate a zigzag!) potete leggere la prefazione e l'introduzione al testo.
Il secondo è un testo che aleggia e veleggia da tempo in questo e in molti altri blog, nonché fuori dalla rete e via aleggiando, e cioè il cinque stelle con onore al merito "SpotPolitik. Perché la casta non sa comunicare
" dell'aca-blogger di fiducia e autrice Giovanna Cosenza (2012, VIII-207 p., brossura Editore Laterza (collana Saggi tascabili Laterza)). Un testo analitico e robusto, ricchissimo di spunti radiali, mai eccessivo, sicuramente dialogico e fonte del "ragionare bene per agire meglio". Qui il link alla mia recensione.

Un altro testo sta attendendo recensione. Si tratta di 
"Ontologia" di Maurizio Ferraris, 2003, 172 p., Editore Alfredo Guida (collana Parole chiave della filosofia), un testo brevissimo, con antologia di testi inclusa, che si difende stramaledettamente bene tra le varie (molto lunghe) introduzioni all'Ontologia scritte dai filosofi più disparati. Un manualetto che, se fossi discente in filosofia, mi porterei ben stretto nella tasca interna della giacca (è davvero un tascabile alto e 'stretto'!) o terrei con cura nel cassetto degli 'indispensabili'.


E' un testo-guida che merita... ma ne scriverò un'altra volta.
Buona domenica!

giovedì 8 marzo 2012

MIMOSA, DONNE E UOMINI E... UN BRICIOLO DI SPOTPOLITIK!

Profumo di mimosa in ufficio. Colleghe si trovano con un bel mazzo di mimosa sul tavolo, portato da un galantuomo di primissima mattina. Non sono io, quel galantuomo. Perché a me piace vivere ogni giorno, con le donne che conosco, al lavoro, amiche, familiari, come se fosse sempre il giorno della mimosa. Lasciamo stare la retorica: le donne ci rendono uomini, e viceversa, anche se la storia e l'attualità paiono, sotto questo punto di vista, mostrare una certa asimmetria. Io la posso vedere, ma non la sento nel vivere: le donne e gli uomini, con le loro peculiarità, mi piacciono, in quanto esseri umani. Purtroppo il linguaggio tende al maschile. Ma basta poco per rimediare: basta essere libere/i da pre-giudizi, troppo affrettati, troppo affettati.
Comunque ecco che sento alla radio e su "La Repubblica", un breve discorso sulla mimosa dell'allora partigiana e sempre filosofa Teresa Mattei, da cui ricavo alcune cose a me non note. Intanto che la mimosa, in Italia -siamo all'8 marzo 1946- fu simbolo e veicolo visivo della "voglia delle donne di emergere e farsi notare": perché la mimosa? Perché, racconta Teresa Mattei, in Italia, in marzo, "non ci sono i mughetti, ma la mimosa, fiore sgargiante, bello, poco costoso". Un fiore "gentile", adottato in quanto esemplare della gentilezza delle donne. E' un simbolo ancora attuale? Teresa Mattei ci dice che oggi, la mimosa, con la sua carica simbolica e comunicativa, è fonte di "disprezzo da parte della gente sofisticata... ma non da tutta". Questo perché la mimosa è mimetica della "storia delle donne dal punto di vista dell'equiparazione dei diritti". In questo è ancora attuale. E questo mi rende triste, perché se è ancora tanto attuale, e non è solo un gesto di gentilezza, vuol dire che esiste una ideologia radicata che nella donna vede qualcosa di 'eccentrico', di 'eccezionale', da esaltare in giorni come l'8 marzo, quasi a pulizia della coscienza sociale per i restanti 364 giorni dell'anno. Almeno, io la 'credo' così. Per altri spunti, bé, rimando alla Giornata internazionale della donna.


Donne. Uomini. Politiche e politici. Già, perché SpotPolitik, di Giovanna Cosenza, grande donna, accademica e blogger (qui un assaggio del capitolo 5), iniziato ieri e quasi finito oggi, si rileva un lavoro lucido, a tratti piacevolmente ludico, sicuramente istruttivo sul ruolo della comunicazione in politica, come si evince dal titolo, e della comunicazione di genere, in politica e non.
Da un paio di anni (o forse più, non ricordo) seguo (per lo più in modalità passiva o stand-by, causa lavoro et alias) il blog DIS.AMB.IGUANDO della Professoressa Cosenza, e ci trovo quasi sempre logica, profondità, analisi, il tutto mai distinto dal buon senso
La Professoressa Cosenza, in particolare, oltre alla comunicazione politica, è estremamente attenta a quella di genere (tanto per farla semplice: come la nostra società rappresenta il maschio e la femmina; per un esempio, fai clic qui e poi naviga nel blog, non resterai delusa/o!), nelle diverse forme, commerciali, istituzionali, politiche e non in cui si esprime. Non a caso, prima della giornata mondiale delle donne, ha postato questo link. Il 'prima' non è accessorio. Proprio qui sta il senso dell'azione documentale, espressiva, propositiva, concentrata sulla consapevolezza che il mondo sociale è diviso tendenzialmente a metà (M/F), ma in proporzioni, direbbe un'estetica o un'etica, non del tutto... proporzionate! 'Prima', perché "sarebbe bello che per questo Ottomarzo le cose andassero un po’ diversamente. [...] Che per una volta non toccasse alle donne elencare di tutti i guai causati a questo Paese da un’irriducibile «questione maschile»: il monopolio, come lo chiama Chiara Saraceno, dei posti di potere, l’applicazione di cospicue quote non scritte (tra l’85 e il 100%) a favore degli uomini".
Già, sarebbe bello. E, in effetti, molte aree della rete hanno seguito il tema della 'donna' in società. Peccato, dico io, con le solite modalità (pesco a caso da blog scientifici e dalle testate dei quotidiani italiani): elogio delle donne "scienziate e rivoluzionarie"; elogio della donna "madre e lavoratrice"; elogio presidenziale delle donne "per la crescita"; industriale per le donne "manager"; ricordo ed elogio delle "amiche donne invisibili" e via elogiando.
Secondo me, non ci siamo. Ma quale elogio per questo e per quello?!?! Elogio e basta! Cioè presa d'atto che le donne, con le differenze che questo Cosmo ha dato ai generi dell'Umanità, sono donne, cioè cittadine, cioè, a prescindere dal ruolo investito temporalmente, tanto brave o non brave quanto gli uomini, cittadini anch'essi. Non le 'donne... tututu... in cerca di guai, donne al telefono che non suona mai...' e roba simile, come mille canzoni ci hanno propinato da mezzo secolo e forse anche prima, scusate se non ricordo. Le donne. Punto. Quelle con cui ci accompagniamo ogni giorno e che ci accompagnano ogni giorno. E finisco qui, perché se no, dato il mio habitat culturale, potrei finire per dire le cose che voglio negare, in un eterno paradosso che vuole affermare la normalità dei generi e che, affermandolo, la nega. Donne e uomini, insieme tutte/i: ma vogliamo sottrarci al passato e vivere un giusto futuro?

mercoledì 7 marzo 2012

SOLE, SALUTE E SPOTPOLITIK

Oggi non piove. Un bel sole nel cielo sopra Torino. Esco, e per arrivare a casa ci metto pochi minuti. Alla radio sento la seguente notizia, che riporto qui: "Salute: obeso o fumatore? Niente cure, decisione shock in Gb". In pratica, pare, il NHS, tipo il nosto SSN, pare abbia deciso di ridurre alcune cure alle persone dai comportamenti poco virtuosi, almeno dal punto di vista della salute. Fumi, bevi, mangi schifezze? Bene, ti neghiamo la gratuità di alcuni interventi. La commentatrice alla radio era scioccata: disgustoso, incomprensibile, blasfemo (?), irritante, soprattutto perché si tratta di un tema legato al risparmio pubblico. 
Ora, non che la decisione della NHS sia esente da critiche, giacché discriminare tra un comportamento consapevolmente distruttivo ed uno patologico o sociale (ammesso che vi sia qualche differenza) è difficile, così come l'azione preventiva ai comportamenti non salutari è essenziale, non tacendo poi che il governo inglese, al pari di altri, promuove la distribuzione di sigarette, alcol, cibi McDonald's e via elencando. Eppure, ne sono convinto, è un caso di vera e propria decisione "etica" di una amministrazione semi-pubblica. Qui si parla proprio della dimensione comportamentale, etica, per l'appunto, di un fenomeno, quello del non tutelare la propria salute, che impatta socialmente ed economicamente su tutti i cittadini
In fondo perché io, che cerco di seguire un minimo di buon senso nel gestire il mio corpo, devo pagare di più un ticket sanitario per coprire il costo delle analisi e delle cure di chi si fuma 3 pacchetti al giorno? O di chi si beve una bottiglia di gin una sera e l'altra pure? Non mi sembra di mancare di solidarietà sociale se penso che non sia corretto che io paghi per chi si fa del male. Semmai, invece che nel pagare, la mia solidarietà sociale sta nel cercare di convincere l'amico/a a lasciare perdere cattive abitudini o a chiedere aiuto qualora necessario. Semmai posso sostenere la scuola -di ogni grado- o fondazioni o associazioni che intervengano per evitare il disastro. Che colpisce non solo il fumatore, l'ubriaco o l'obeso, ma anche la propria famiglia, che probabilmente condivide situazioni di tensione e di disagio
Perché lasciare fumare sine dolo i fumatori? Va bene che i monopoli di Stato ci guadagnano. Credo meno di quanto non ci perdano dal lato della cura, tanto quanto la società (e la famiglia stessa) dal lato del benessere. Peraltro, ad essere anche un poco cinici, se puoi fumare o bere tanto, allora puoi anche pagarti le cure. O magari avere un'incisione fiscale maggiore rispetto a chi non adotta comportamenti in largo modo 'distruttivi'. Le facciamo pagare care queste sigarette? E gli alcolici? E magari i panini del McDonald's? Capisco che alcol, fumo e panini siano spesso il rifugio dei poveri. Ma più che altro, specie per alcol e fumo, sono il piacevole (?) rifugio per i poveri di spirito. 
Quindi, ribadisco, io ritengo etica la decisione della NHS. Che, peraltro, proprio sul suo sito internet, ricco e ben fatto (almeno per chi internet ce la ha), titola "NHS choices - Your Health, Your Choices". 


Spenta la radio, salito in casa, ecco un piacere per me intenso... mi apro il mio bel scatolone con cinque kilogrammi di libri ben impacchettati. Roba filosofica. Roba buona, che mi tenta. C'è anche la semiologia. Mi gusta.
Inizio a sfogliare un testo recentissimo, 'fresco di stampa', direi, e cioè "SpotPolitik. Perché la "casta" non sa comunicare", di Giovanna Cosenza
Mi piace il tono dell'introduzione, che un po' riconosco, essendo quello che scivola tra i post del blog della nostra aca-blogger (DIS.AMB.IGUANDO). E' il tono deciso di chi intende scagliarsi contro "quell'idea di comunicazione come estetica superficiale contro cui [l'autrice] si è già espressa". Peraltro una comunicazione, in uso commerciale e, a mezzo di ingenuo traslato, anche politica, che ti va bene se funziona una volta. Perché a ripeterla, sicuramente, ti freghi da solo. 
La SpotPolitik, quella "politica che imita il peggio di ciò che fanno certe aziende italiane con la pubblicità", "ha radici profonde nella cultura  e nella mentalità dominanti nel nostro paese, cioè esprime gusti, desideri e bisogni di un'ampia fascia di italiani". Il che la rende un virus piuttosto resistente, tanto più in un Paese dagli anticorpi lillipuziani. Ecco allora che non serve lamentarsene, quanto studiarla e capirla, possibilmente per non ripeterla. Perché sarà anche vero che il governo Monti ha prodotto una interruzione nel flusso del delirante political-slang che "più basso di così c'è solo da scavare" (Daniele Silvestri), ma non è detto che questo iato si riveli ben presto solo il break tra un primo e un secondo tempo di una unica, lunga, noiosa partita. Con le curve oscillanti tra un "Forza Italia!" e un "Salviamo l'Italia!". Bipartisan, per usare un termine incluso nella SpotPolitik.   
Potrebbe essere utile, con una oculata attenzione al nostro contesto, una bella iniezione di speech(ghost)writing fresco e ragionato (non stagionato, di quello no, grazie, ne abbiamo abbastanza), alla Jon Favreau e per candidati del color che si voglia (in tutti i sensi, letterale, storico, massi'... anche politico ;-), ma con quella capacità "di uscire da se stessi per mettersi nei panni degli altri" che è il sine qua non per comunicare (bene) qualcosa a qualcuno. Magari ai potenziali elettori, perché no?
Insomma, impulso vivo e solido questo attacco del testo della aca-blogger Professoressa Giovanna Cosenza. E con un inizio così... non c'è che di ben continuare! 

martedì 6 marzo 2012

PIOGGIA SU TORINO

Oggi piove. Come sempre, dentro di noi, avrei detto una volta. No, stasera dico solo che piove su Torino e Torino accoglie la pioggia rallentando il suo tremolio quotidiano. Esco e per arrivare a casa ci metto mezz'ora buona, per una manciata di kilometri. La pioggia rallenta. La pioggia riflette in ogni sua goccia un pezzetto di città.
Arrivo a casa. Anzi, non è esattamente 'casa'. E' un alloggio dove risiedo, un posto che pago per starci. Non è la mia casa. La mia casa ha da venire. Se verrà. Una casa sai che è una casa quando non ti ci senti solo. Per ora, il mio, è solo un alloggio. In una Torino piovosa.
Arrivo e mi preparo la consueta cena. Riso con olio extra-vergine di oliva. Mi piace. Ormai è la mia cena da alcuni anni, salvo variazioni dell'ultim'ora. Il riso si incorpora bene. E' un cibo pacifico. 
Stasera lo annaffio con un felice Arneis, 2010, della Az. Agricola Ca' di Caire', di Emanule Rolfo. 
Ho conosciuto Emanuele Rolfo tramite una collega ed amica, che presto conseguirà la laurea magistrale. Grande donna. Un po' troppo pratica ma, senza dubbio, intelligente  e viva.
Leggo ora sulla bottiglia di Arneis: 
' "T ses propi n'Arneis" si dice nel Roero di una persona originale e un po' discola, ma di animo buono, onesto e sincero, come questo vino, figlio del territorio, simbolo in tutto il mondo di queste nobili e preziose terre. Ottimo come aperitivo, si sposa bene con antipasti, primi e risotti, piatti di pesce ed in generale portate dai sapori e dai profumi delicati'.
Bé, stasera si è accompagnato ad un semplice risotto, semplice sapore dell'olio di oliva extra-vergine, semplice piatto, per me gustoso.
E adesso, una mela per chiudere la cena, scorro le pagine di una antologia che parla di ontologia. Di ciò che è. Al di là di ciò che si dice rispetto a ciò che è. Perché sennò sarei già nel regno della epistemologia, dove non ho voglia di girovagare stasera. E' bello girovagare tra i testi. Trovi tante voci, tante persone. Ognuno con la loro storia.
Anche io ho la mia storia, quotidiana, ricca di pregiudizi, piena di vere o false attese. Eppure "così è la vita", come ricorda Antonello Venditti in una bella canzone di non troppo tempo fa.
E non è mai finita.

lunedì 5 marzo 2012